Orientarsi nelle malattie delle vene e in caso di vene varicose

Come orientarsi2

Orientativamente possiamo dire che il fatto che un doppler indichi una diagnosi di insufficienza venosa non deve preoccupare. Spesso le vene sono sede di reflusso ma questo di per sé non deve essere considerato un fatto patologico.

Quindi insufficienza venosa non deve essere considerato sinonimo di intervento chirurgico!

L’insufficienza venosa può essere un elemento patologico che con l’andare del tempo può contribuire a determinare la malattia varicosa. Tempo e modi dipendono da molti fattori come: la costituzione della persona, la familiarità, i fattori di rischio, il tipo di attività lavorativa e via discorrendo.

Nel caso sia stata diagnosticata un’insufficienza venosa senza peraltro che il soggetto soffra di disturbi particolari, è utile attuare una profilassi sia farmacologica che fisica assumendo da un lato sostanze, anche naturali, che riducano il rischio di malattia varicosa e migliorando dall’altro l’attività fisica e/o portando calze di supporto.

La malattia

Quando compaiono i sintomi, invece, allora cominciamo a parlare di malattia e si deve provvedere a contrastarla con gli opportuni rimedi fisici, medici o chirurgici.

I sintomi accusati dal soggetto sono solitamente dovuti ai fatti infiammatori determinati dalla stasi venosa.

Le vene dove il sangue ristagna e/o circola in senso inverso a quello fisiologico tendono a dilatarsi per questi fenomeni infiammatori e per l’aumento della pressione dovuta alla stasi. I fenomeni infiammatori determinano a loro volta un’ulteriore dilatazione delle vene creando così un circolo vizioso che porta ad un graduale ma costante peggioramento della situazione.

Inoltre, solitamente, le vene che subiscono maggiormente questi fenomeni sono quelle più superficiali e quindi possono contrastare meno questo peggioramento; non solo ma i disturbi che determinano sono fortemente accusati dal paziente proprio a causa della superficialità delle vene coinvolte.

Ecco che compaiono il senso di gambe pesanti, il bruciore, il prurito, il dolore puntorio locale.

Più si va avanti nel tempo e più i disturbi peggiorano. Il tessuto sottocutaneo nel quale queste vene malate alloggiano viene lentamente “cotto” dall’infiammazione e progressivamente si gonfia determinando un lieve edema. La cute cambia colore. Prima è lievemente arrossata, poi, negli anni, diventa violacea, brunita fino a diventare quasi marrone in certe aree della caviglia. La sua consistenza cambia, prima è morbida e succulenta poi, col tempo, si asciuga e si indurisce progressivamente.

Andando avanti si possono avere infiammazioni così importanti delle vene dilatate che quindi vengono definite varicose, che il sangue all’interno di esse coagula determinando una trombosi e la cosiddetta flebite o varicoflebite. Questa malattia acuta è particolarmente dolorosa e invalidante e le terapie che noi attuiamo tendono proprio a impedirne il verificarsi.

Infine l’ultima e più grave complicanza della malattia varicosa è l’ulcera venosa.

Ad un certo punto la cute e il sottocute sono così fragili, infiammati e alterati nella loro struttura che la cute si rompe, spontaneamente o a causa di un trauma anche modesto. Dato che i tessuti sono così alterati e sofferenti la guarigione di quest’ulcera diventa difficile. Il paziente, soprattutto all’inizio, tende a trascurarla non rendendosi conto che solo con cure adeguate e, alle volte, molto complesse l’ulcera può essere risolta e, soprattutto, definitivamente. Purtroppo, infatti, la causa dell’ulcera, dopo la sua prima guarigione, non viene rimossa (ad esempio curando le vene varicose che l’hanno determinata o portando calze elastiche curative opportune) creando i presupposti certi per una sua recidiva che sarà più grave e più difficile da curare.

Le terapie

Non esiste un’unica terapia o una terapia migliore.

Questo è il primo concetto che bisogna comprendere. Siamo bombardati continuamente da messaggi pubblicitari dichiarati o travestiti da articoli scientifici che affermano di avere trovato la cura efficace. Di solito le parole sono “nuovo” “tecnologico” “indolore” “radicale” …. Tutti sono alla ricerca di qualcosa di diverso e di nuovo e di sorprendente evidentemente per attirare le persone. Non deve essere così.

La cura delle varici deve essere la cura della malattia varicosa. La varice è solo un aspetto della malattia. La cura è quindi complessa, articolata, non può quasi mai basarsi su una sola tecnica o su un solo gesto. E’ necessario quindi che il professionista che vuole curare questa patologia e i pazienti che ne sono affetti, possieda e sappia utilizzare tutte le tecniche a disposizione, utilizzando, di volta in volta, quella più adatta in quel momento al suo paziente.

La malattia varicosa è una malattia cronica.

Questo è il secondo concetto che bisogna comprendere. Purtroppo la malattia varicosa è cronica, è una malattia che tende a recidivare e anche la migliore cura, effettuata in un momento della sua evoluzione, non può sempre impedire che a distanza di tempo altre vene si ammalino, determinando la ricomparsa dei sintomi e quindi la cosiddetta recidiva.

Ecco che quando sentiamo parlare di “cura definitiva” nell’ambito della patologia venosa dobbiamo essere molto scettici perché chi dice questo o non sa o è in malafede.

Dobbiamo quindi essere pronti a curarci ma anche a controllarci nel tempo dopo la cura, sottoporci a controlli regolari, essere pronti ad accettare cure periodiche.

Lo studio del paziente.

L’unico modo per stabilire la corretta terapia per il paziente che si presenta per la prima volta è valutare bene la storia clinica e il quadro clinico.

La storia clinica si apprende da quello che il paziente racconta spontaneamente e dalle risposte che egli fornisce alle domande specifiche che lo specialista pone. E’ in questo modo che ci si può rendere conto dello stadio della malattia e della sua gravità soggettiva.

Il quadro clinico va valutato visitando il paziente per cogliere quei segni di evoluzione della malattia di cui si è detto in precedenza e soprattutto eseguendo uno studio con ecocolordoppler per verificare come circola il sangue all’interno delle vene del soggetto. Solo così potranno essere documentati i reflussi, solo così potrà essere valutata l’integrità del circolo profondo, solo così potrà essere capita la dinamica della malattia, solo così potrà essere programmata una strategia terapeutica.

Questo esame è assolutamente necessario per poter porre un’indicazione terapeutica di qualsiasi tipo.

Inoltre il paziente va inquadrato nel suo contesto generale, vanno comprese le sue abitudini, vanno individuate le sue limitazioni funzionali fisiche o attitudinali e le concause sociali e lavorative alla sua patologia. Vanno valutate le aspettative e le necessità del soggetto che di volata in volta dipendono dall’età, dal sesso, dall’attività lavorativa, dal contesto socioeconomico del soggetto. Tutti questi elementi sono indispensabili per poter individuare il percorso terapeutico e le soluzioni migliori caso per caso. Tipico è il caso della prescrizione della calza elastica che spesso non può essere indossata perché non si è tenuto conto delle limitazioni funzionali di un soggetto.