Cura delle varici

Foto1: apparecciatura sorgente di radiofrequenza

Foto1: apparecciatura sorgente di radiofrequenza

 

 

 

 

 

 

 

Cura delle varici

L’occlusione venosa con radiofrequenza sta imponendosi nel panorama delle opzioni terapeutiche per la cura delle varici degli arti inferiori.
La tecnica chirurgica è estremamente semplice, di minima invasività e con modeste sequele postoperatorie.
Nonostante questo, per ottenere buoni risultati e per avere un alto standard di sicurezza, la tecnica deve seguire un protocollo rigoroso, lo studio preoperatorio con ultrasuoni deve essere attento e il posizionamento della sonda a radiofrequenza deve essere controllato con precisione sempre sotto guida ecografia.
La tecnica si basa sulla proprietà fisica delle radiofrequenze di riscaldare i tessuti.

Riscaldando dall’interno la vena safena con opportune sonde si ottiene la denaturazione delle proteine che compongono il collageno, sostanza fondamentale che costituisce lo scheletro della parete venosa, provocandone il collasso e la retrazione che porta all’occlusione della vena trattata.

L’apparecchiatura è costituita da una sorgente (foto 1) che si trova all’esterno del campo operatorio collegata per mezzo di un cavo ad un catetere. Il catetere alla sua estremità presenta un elettrodo che costituisce l’elemento riscaldante del sistema (foto 2).

Foto2: Elettrodo del catetere. In questo caso il catetere è stato introdotto per via percutanea

Foto2: Elettrodo del catetere. In questo caso il catetere è stato introdotto per via percutanea

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Descrizione della tecnica

Dopo aver stabilito che per la cura delle varici è necessario sopprimere il reflusso safenico e che il tipo di tecnica è adeguato al caso clinico specifico si procede all’intervento.

L’intervento viene eseguito in regime a ambulatoriale. Il paziente è disteso e si pratica un’anestesia locale a livello della parete interna della gamba poco sotto il condilo mediale del ginocchio.

Si esegue una piccola incisione attraverso la quale viene isolata la vena safena interna e in essa viene introdotto il catetere che viene fatto risalire sino alla confluenza della safena nella vena femorale all’inguine. La corretta posizione della punta del catetere viene verificata per mezzo dell’ecocolordoppler. Posizionato l’elettrodo a 2 cm. dalla confluenza (foto 3) si esegue, sotto guida ecografica, l’anestesia locale. L’anestetico viene introdotto all’interno dello sdoppiamento della fascia femorale superficiale (foto 4) rendendo la procedura totalmente indolore ma anche impedendo che la temperatura della procedura possa determinare danni ai tessuti circostanti.

Foto3: Ecografia che mostra l'elettrodo (punta chiara che proietta un cono d'ombra) posizionato alla crosse

Foto3: Ecografia che mostra l’elettrodo (punta chiara che proietta un cono d’ombra) posizionato alla crosse

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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A questo punto il catetere viene riscaldato a 120°C per 20 secondi, poi viene ritirato per 6 cm e nuovamente riscaldato per 20 secondi. La procedura avviene quindi passo a passo di 20 secondi per 20 secondi. In circa tre minuti l’intervento è portato a termine e la vena è occlusa immediatamente.

Durante il periodo postoperatorio e i mesi successivi, dato che il reflusso safenico viene eliminato grazie all’occlusione del tronco della vena grande safena, le varici di gamba, non più sottoposte a questo reflusso, si riducono di dimensione sino a scomparire. La loro parete non più sottoposta allo stress pressorio riduce il suo stato infiammatorio. Si eliminano così i sintomi fastidiosi e dolorosi eventualmente presenti in precedenza.

Conclusioni

La metodica di occlusione della vena safena con Closure Fast è una tecnica ambulatoriale efficacissima nella cura delle varici degli arti inferiori.

Noi indichiamo la metodica soprattutto nei soggetti che abbiano esigenze estetiche oppure che abbiano necessità di una ripresa particolarmente rapida delle proprie attività lavorative o di relazione.

Inoltre la tecnica è particolarmente indicata nei soggetti con rischio di infezione come i soggetti obesi o diabetici. Oppure è indicata nei pazienti con rischio emorragico o che, in trattamento anticoagulante o antiaggregante piastrinico, abbiano difficoltà o impossibilità a sospenderlo.

La metodica ha dato risultati eccellenti (100% di occlusione ad oggi) e data la maneggevolezza, la semplicità, la standardizzazione e l’assenza di effetti collaterali si pone ai vertici delle tecniche endovascolari nella cura delle varici degli arti inferiori.