Il nuovo ruolo della scleroterapia e della chirurgia miniinvasiva

La terapia sclerosante o scleroterapia si attua iniettando all’interno delle vene patologiche un liquido o una schiuma di sostanze che creano un fenomeno infiammatorio o sclerosi che ne determina la chiusura e l’eventuale riassorbimento. In questo modo la vena ammalata, nella quale il sangue circola lentamente e seguendo un percorso contrario al normale flusso sanguigno, si chiude e non può più continuare a svilupparsi e a coinvolgere altri elementi fino a qual momento sani che col tempo potrebbero a loro volta alterarsi e diventare essi stessi varici.

Grazie allo studio con ecodoppler queste vene ammalate possono essere individuate anche nelle prime fasi della malattia varicosa quando ancora non sono evidenti grosse varici ma sono presenti i sintomi iniziali dell’insufficienza venosa come pesantezza alle gambe, indolenzimento, dolori localizzati, o lievi infiammazioni periferiche che si manifestano con prurito o bruciore e vengono spesso trascurate e trattate con generici rimedi. In questi casi la scleroterapia che fino ad oggi veniva etichettata come terapia estetica e voluttuaria ha invece il ruolo importante di terapia preventiva utile nel limitare e rallentare l’evoluzione della malattia varicosa.

Non meno importante è il ruolo delle terapie chirurgiche ambulatoriali miniinvasive che possono essere utili quando le varici iniziali sono ormai ben sviluppate e i reflussi sono importanti. In questi casi, anche in associazione con la scleroterapia, è possibile intervenire ambulatorialmente e selettivamente senza attuare una chirurgia demolitiva. Anche qualora sia necessario intervenire sulla vena safena, in centri specialistici, è possibile effettuare l’intervento senza peraltro essere troppo aggressivi. Le tecniche più recenti infatti prevedono un tipo di aggressione chirurgica limitata e con effetti collaterali minimi. Una delle tecniche più recenti è quella chiamata “occlusione con radiofrequenza”; essa prevede una sola incisione molto piccola a livello del malleolo o del ginocchio. Attraverso questa sola incisione viene effettuato tutto l’intervento.

In anestesia locale attraverso questa piccola incisione viene introdotto un sottile catetere con in cima un elettrodo che, grazie ad un generatore di radiofrequenza esterno, viene riscaldato fino a 120 gradi. In questo modo la safena viene “coagulata” per tutta la lunghezza desiderata. Tutta la procedura viene seguita con ecografia e già alla fine dell’intervento, che dura circa 30 minuti, all’ecocolordoppler si può confermare l’occlusione della vena e l’eliminazione dei reflussi. Il o la paziente può subito camminare e, dopo poco,  uscire dall’ambulatorio.

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