Salviamo la tua safena

 

Safena

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Salviamo la tua Safena.

Articolo del dott.  Massimo Pisacreta.  Se hai le vene varicose non è sempre necessario strappare la safena! Perché è utile preservarla? Perché spesso strapparla crea problemi ulteriori? Quali sono le alternative?
Ecco le risposte a queste fondamentali domande:

Se hai le vene varicose non è sempre necessario strappare la safena.

Se sulle gambe sono presenti delle varici, nella grande maggioranza dei casi, si tratta di vene collaterali della vena grande o piccola safena.  Di solito la safena è più profonda e difficilmente diventa tortuosa e assume l’aspetto di una varice. Quindi spesso è sufficiente eliminare le varici collaterali per ridurre l’insufficienza e il reflusso della vena safena e ottenere il duplice risultato di curare i sintomi e l’estetica della gamba e di migliorare le condizioni della vena safena.

Perché è utile preservarla?

E’ utile preservare la safena perché essa rappresenta il collettore principale di drenaggio del sangue dalla superficie degli arti inferiori fino alla radice dell’arto. Essa sostiene questa funzione anche in presenza di varici e anche se le sue valvole non funzionano perfettamente. Se la si elimina il flusso sanguigno deve necessariamente trovare delle alternative che purtroppo non hanno un’architettura adeguata ma ovviamente assumono delle caratteristiche anarchiche. In questi casi si parla di recidive che in realtà sono la reazione normale dell’organismo. Il trattamento delle recidive, proprio per la loro anarchia, è molto più difficile e, se non condotto con perizia, porta ad ulteriori conseguenze negative.

Perché spesso strapparla crea problemi ulteriori?

Come detto sopra, una volta che  la vena safena è stata strappata,  l’organismo nella maggior parte dei casi cerca di ricreare una linea di drenaggio alternativa. Questa linea però non è rettilinea, alterna tratti superficiali e tratti sottofasciali, non è fornita di valvole e alterna tratti fortemente varicosi e infiammati a tratti meno evidenti. Tutto questo per dire che si creano nuove varici costituite da vene molto sottili e dilatate con origine da molteplici fonti profonde e superficiali. Curare in modo organico ed efficace questo tipo di recidive richiede esperienze e perizia. Spesso, al contrario, si insiste operando interventi spesso ripetuti di varicectomia senza riuscire ad avere buoni risultati e anzi, in molti casi continuando ad ottenere nuove recidive, spesso peggiori delle precedenti.

Quali sono le alternative?

L’unica vera alternativa è quella di studiare molto bene da un punto di vista emodinamico il paziente varicoso. L’ecocolordoppler è indispensabile per questo studio e permette di  individuare correttamente i vari tipi di reflusso, permettendo di intervenire selettivamente solo sulle vene che possono essere sacrificate e risparmiando, quando possibile, la safena.

Se la safena è comunque da sacrificare è necessario valutare molto bene, sempre con l’ecocolordoppler, la sua confluenza a livello inguinale, per mettere in atto tutti i mezzi possibili per rendere il meno probabile possibile la recidiva inguinale.

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