30° congresso Nazionale – Società Italiana di Flebologia

Congresso  Nazionale Flebologia

Congresso Nazionale Flebologia

 

Programma attività e Premio “Pierina Benzoni” per i giovani Flebologi    www.congressosif2017napoli.it

30° Congresso Nazionale

30° congresso Nazionale - Società Italiana di Flebologia

30° congresso Nazionale – Società Italiana di Flebologia

30° congresso Nazionale – Società Italiana di Flebologia

8-9-10 Novembre 2017  a Napoli

Addio a Gianni Massimini

gianni-massimini

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Gianni Massimini, amico e sostenitore della nostra associazione è mancato il 17 luglio 2017.

Mancherà tantissimo a tutti noi la sua simpatia e la sua collaborazione che ci hanno tanto aiutato, nella nostra azione in questi anni.

Lo vogliamo ricordare con affetto esprimendo ai suoi cari e in particolare  alla moglie Cristina il nostro cordoglio e la nostra vicinanza.

Massimo Pisacreta e tutto lo staff

Salviamo la tua safena

 

Safena

Safena

Salviamo la tua Safena.

Articolo del dott.  Massimo Pisacreta.  Se hai le vene varicose non è sempre necessario strappare la safena! Perché è utile preservarla? Perché spesso strapparla crea problemi ulteriori? Quali sono le alternative?
Ecco le risposte a queste fondamentali domande:

Se hai le vene varicose non è sempre necessario strappare la safena.

Se sulle gambe sono presenti delle varici, nella grande maggioranza dei casi, si tratta di vene collaterali della vena grande o piccola safena.  Di solito la safena è più profonda e difficilmente diventa tortuosa e assume l’aspetto di una varice. Quindi spesso è sufficiente eliminare le varici collaterali per ridurre l’insufficienza e il reflusso della vena safena e ottenere il duplice risultato di curare i sintomi e l’estetica della gamba e di migliorare le condizioni della vena safena.

Perché è utile preservarla?

E’ utile preservare la safena perché essa rappresenta il collettore principale di drenaggio del sangue dalla superficie degli arti inferiori fino alla radice dell’arto. Essa sostiene questa funzione anche in presenza di varici e anche se le sue valvole non funzionano perfettamente. Se la si elimina il flusso sanguigno deve necessariamente trovare delle alternative che purtroppo non hanno un’architettura adeguata ma ovviamente assumono delle caratteristiche anarchiche. In questi casi si parla di recidive che in realtà sono la reazione normale dell’organismo. Il trattamento delle recidive, proprio per la loro anarchia, è molto più difficile e, se non condotto con perizia, porta ad ulteriori conseguenze negative.

Perché spesso strapparla crea problemi ulteriori?

Come detto sopra, una volta che  la vena safena è stata strappata,  l’organismo nella maggior parte dei casi cerca di ricreare una linea di drenaggio alternativa. Questa linea però non è rettilinea, alterna tratti superficiali e tratti sottofasciali, non è fornita di valvole e alterna tratti fortemente varicosi e infiammati a tratti meno evidenti. Tutto questo per dire che si creano nuove varici costituite da vene molto sottili e dilatate con origine da molteplici fonti profonde e superficiali. Curare in modo organico ed efficace questo tipo di recidive richiede esperienze e perizia. Spesso, al contrario, si insiste operando interventi spesso ripetuti di varicectomia senza riuscire ad avere buoni risultati e anzi, in molti casi continuando ad ottenere nuove recidive, spesso peggiori delle precedenti.

Quali sono le alternative?

L’unica vera alternativa è quella di studiare molto bene da un punto di vista emodinamico il paziente varicoso. L’ecocolordoppler è indispensabile per questo studio e permette di  individuare correttamente i vari tipi di reflusso, permettendo di intervenire selettivamente solo sulle vene che possono essere sacrificate e risparmiando, quando possibile, la safena.

Se la safena è comunque da sacrificare è necessario valutare molto bene, sempre con l’ecocolordoppler, la sua confluenza a livello inguinale, per mettere in atto tutti i mezzi possibili per rendere il meno probabile possibile la recidiva inguinale.

Per ulteriori  informazioni o consulenze  vai a contatti

Premio Pierina Benzoni 2016

Premio_Pierina_Benzoni_2016

Premio_Pierina_Benzoni_2016

Il Premio “Pierina Benzoni” giunto alla quinta edizione, si è svolto durante le giornate del Congresso Nazionale della Società Italiana di Flebologia, convocato quest’anno per la sua 23a edizione a Pisa dal 13 al 15 ottobre.

Il premio è riservato alla migliore comunicazione dei soci under 40. E’ nato con lo spirito di promuovere ed evidenziare l’attività dei nostri giovani colleghi per poter dare loro un’opportunità di fare conoscere e gratificare il loro lavoro e prezioso impegno.

E’ un’ottima occasione per  stimolarli alla ricerca nell’ ambito flebologico e coinvolgerli nell’attività della società.

Quest’anno il Premio ha visto il contributo di un grande numero di partecipanti, tanto da rendere necessaria l’organizzazione di due sessioni,  una in aula magna e una nell’aula Galilei per poter consentire le presentazioni dei sedici concorrenti. Questa importante partecipazione rende onore all’ impegno dei giovani della SIF e a tutti i nostri soci che si sono dati da fare nel perseguire il successo della manifestazione.

La commissione giudicatrice era composta dal dott. Massimo Pisacreta, ideatore del premio e presidente dell’ass. ASFAP (Associazione per lo Studio delle Flebopatie e Arteriopatie Periferiche) che lo sponsorizza, da Gennaro Quarto in qualità di responsabile del comitato editoriale della SIF, da Elena Giacomelli e Laura Ukovich che hanno moderato le due sessioni di comunicazioni.

La migliore migliore comunicazione verrà pubblicata a spese della SIF sulla rivista Annali Italiani di Chirurgia (rivista ufficiale della SIF).

Il livello dei concorrenti e dei contributi scientifici è stato altissimo e il lavoro della commissione giudicatrice è stato particolarmente arduo. Alla fine il premio di mille euro è stato conferito alla dottoressa Benedetta Giannasio per la comunicazione: “Risultati paziente-percepiti del trattamento chirurgico tradizionale del reflusso safenico con diverse tecniche anestesiologiche”.  Ora la vincitrice potrà presentare il suo lavoro scritto che dopo la valutazione del comitato editoriale sarà pubblicato sulla rivista ufficiale della SIF.

Il notevole successo del Premio Pierina Benzoni di quest’anno ci deve fin d’ora impegnare per far si che al prossimo congresso nazionale di Napoli la partecipazione dei giovani flebologi della nostra società sia ancora più nutrita e di alto livello.

Premio Pierina Benzoni a cura della Associazione per lo Studio e la Terapia delle Flebopatie ed Arteriopatie Periferiche

Giorgio Biavati e il medico Massimo Pisacreta

Asfap Milano

Asfap Milano

 

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Congresso di Torino 2014

Premio Pierina Benzoni 2014

Premio Pierina Benzoni 2014

La terza edizione del premio Pierina Benzoni, dedicato ai giovani ricercatori in ambito flebologico, si è svolta nel corso del 27° Congresso Nazionale della Società Italiana di Flebologia organizzato a Torino il 13-15 novembre 2014

Il premio è stato consegnato, alla presenza del presidente dell’ASFAP  Dott. Massimo Pisacreta, dal presidente della SIF Prof. Marco Apperti al giovane ricercatore Dott. Ermenegildo Furino dell’Università di Napoli.

Il lavoro di Furino “Comparison of Traditional Surgery and Laser Treatment of incontinent great saphenous vein. Results of a Meta-Analysis” ha battuto di un soffio quello presentato da Donatella Costanzo di Torino “Esperienze preliminari sull’utilizzo dell’aminaftone nel trattamento delle ulcere vascolari degli arti inferiori”.

La continuità del premio sarà garantita dall’impegno del direttivo della SIF che proporrà il nuovo bando direttamente all’inizio del 2015.

Ricercatore Dott. Ermenegildo Furino

Ricercatore Dott. Ermenegildo Furino

 

 

La Chirurgia delle Carotidi

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Pisacreta M. in coll con Pezzuoli G., Settembrini PG., Montorsi M., Zannini P.

La Chirurgia delle Carotidi

Edizioni Minerva Medica 1984

Manuale di riabilitazione ortopedica post-chirurgica

 

Manuale di riabilitazione ortopedica post-chirurgica

Manuale di riabilitazione ortopedica post-chirurgica

 

 

Pisacreta M. coautore con Stefano Respizzi

Manuale di riabilitazione ortopedica post-chirurgica

CIC edizioni Internazionali 2014

Le calze graduate non sono più da nonna

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Le hostess lo hanno sempre usato, ma era considerato uno «strumento di lavoro». Ora le calze contenitive non si nascondono più

Lui riscopre il cardigan e i pantaloni a plaid del nonno e lei che fa? Non si vergogna più ad indossare le calze graduate. Proprio quelle che fino a qualche tempo fa le nonne compravano in farmacia o nei negozi di ortopedica. Rilanciate dalle professioni sedentarie e dai viaggi sempre più frequenti (soprattutto in aereo), le calze a compressione sono una tendenza incoraggiata dagli specialisti che le raccomandano perché possono aiutare i problemi della circolazione agli arti inferiori e a non peggiorare situazioni già compromesse (e per questo sarebbe bene sceglierle dietro il consiglio di un angiologo) .

«Le calze a compressione non sono più da nonna» titola il New York Time. Cita la testimonianza della 27enne Connie Wang, direttore stile del sito Refinery29: «In aereo ho indossato a lungo pantaloni morbidi per occultare il gonfiore che avrei avuto dopo sei ore di volo. Ma da quando uso il collant graduato posso scendere dall’aereo in gonna». Anche la 43enne Jamie Rubin, direttore vendite di Isabel Marant, conferma di essersi convertita alle calze elastiche in occasione del suo ultimo viaggio a Parigi «dopo voli seduta in posti angusti, mi ritrovavo gambe e piedi gonfi per giorni».

In Italia il trend è lo stesso. «Negli ultimi due anni la vendita delle calze graduate è aumentata del 10 per cento sia sul mercato europeo che su quello italiano, oltre al color carne anche nei toni scuri», confermano da Rede, calzificio di Parabiago dal 1938. Insieme alle vendite, aumenta anche l’offerta di modelli sempre più belli da vedere e funzionali da indossare.
Pompea, azienda mantovana dal 1996, lancia il nuovo collant che fa il light massage (Happy body system), velato e coprente, per garantire il massimo confort: «Esercitando una leggera compressione alla caviglia, agisce sulla microcircolazione cutanea per far sentire le gambe più leggere e riposate».

Grazie ai nuovi filati , il collant contiene visibilmente anche la cellulite. Così, furbescamente, le rockstar hanno cominciato a farne un accessorio moda, sfoggiandolo con la cucitura ben visibile che esce da short e hop pants. Da Jennifer Lopez in collant a microrete nera nel nuovo video Booty, a Lady Gaga che lo mostrava fiera sul palco di Assago. E ora arriva anche Miley Cyrus. L’idolo delle giovanissime, trend setter e personaggio che incarna l’anticonformismo, è la testimonial dei nuovi collant senza cucitura di Golden Lady (che presto potrebbero arrivare anche in versione graduata). La 22enne sfida i benpensanti con un paio di collant color carne trasparente che mai nessuna donna avrebbe osato mostrare in pubblico.

«Il collant color carne (in alternativa grigio chiaro o beige) come quello indossato da Grace Kelly è tornato anche in versione a compressione», conferma Patrizia Giangrossi, che con la sua Pierre Mantoux ha lanciato la linea graduata couture. «Realizzata in una speciale Lycra comprime in un modo differente nei diversi punti della gamba. Ma attenzione: non può mai essere opaco, deve avere l’effetto seta (leggermente lucido, è di Lycra rivestita in nylon). Il più venduto va da 40 a 70 denari, come quello che indossano le hostess. Dà sollievo se si resta tanto in piedi e copre qualche inestetismo». La tecnologia della calze evolve e la moda propone anche l a versione shaping, modellante per la linea, «coprente in microfibra, riduce i rotolini, nero e blu i colori più venduti». Anche Wolford lancia le calze Synergy (dal nome del filo) 40 denari, collant semivelati «l’effetto rivitalizzante della compressione produce un’azione benefica».
Da accessorio funzionale la calza riconquista le vetrine delle griffe, da Prada a Jil Sander e Marc Jacobs. E il collant anche graduato, il capo più banale del guardaroba, assume un’aria molto casual e chic.

Articolo pubblicato il 17 novembre su corriere.it  di Maria Teresa Veneziani